Ask the Dust

Mi sveglio con i capelli arruffati e qualche ricordo

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lunedì 7 marzo 2011

Vendo il tempo in cui ero giovane e leggevo ancora i fumetti

Perché un uomodimezzaetà vende la collezione completa di fumetti del maestro di Rimini a uno sconosciuto? Quegli stessi fumetti che ha comprato nel corso degli anni, che ha amato, che ha aspettato, sfogliato, che ha difeso per decenni dalla moglie che voleva far posto nella libreria alle ultime bomboniere della cognata che si sposava, far posto ai libri di cucina, alle ultime novità Mondadori (malissimo). Dalla stessa moglie che sempre l'ha rimproverato dicendo:"non hai più vent'anni, cosa leggi ancora i fumetti, regalali a qualcuno. Regalali ai nipoti della Rita. Sai che gli piacciono i topolino e i manga."
Quello stesso uomodimezzaetà che si è preso poi parole perché loro di nipoti non ne hanno mai avuti e non ne avranno mai.
Di soldi di sicuro non ne ha bisogno, ha una bella macchina e una giacca che costa molte volte più del prezzo a cui svende la collezione allo sconosciuto, che sarei io.
E ben poche soluzioni trovano una risposta alle domande che mi faccio quando vedo la sua macchina allontanarsi. Leggera, libera e liberata dal fardello che non riesco a capire perché qualcuno dovrebbe mai vendere per poi andare via con la faccia triste e imbevuta di malinconia.

martedì 22 febbraio 2011

Weird Fishes

Prendo un aereo che porta sopra un ascensore, prendo l'ascensore che porta in soffitta, apro la porta che porta nel sottoscala del mio condominio, quindi salgo le scale, entro in macchina e esco nel mare profondo.Degli strani pesci, dei pesci bizzarri, mi guardano con occhi straniti, ma io continuo a seguirti, seguirti fino alla fine. Fino alla fine del mondo.
Per quale maledetto motivo non lo dovrei fare?
Il fiato inizia a mancare ma, come nei sogni più ricorrenti, quando sto per perdere l'ultimo respiro, per inghiottire acqua al posto di anidride, inalo acqua fino a credermi acqua, ma devo seguirti.
Per quale maledetto motivo non lo dovrei fare?
E allora l'acqua diventa aria e i pesci continuano a guardarmi, strani e bizzarri come e più di prima. Mi seguono con i loro occhi straniti. Nuoto e la corrente mi attraversa gelida e bollente in punti diversi. Il mare non permette di vedere oltre qualche decilitro cubico. Continuo a seguire il tuo odore contro ogni buon senso, odori sott'acqua.
Per quale maledetto motivo non lo dovrei fare?
E forse ti vedo, a un palmo da te, un palmo da me. Mi fermo e guardo. Tutto è fermo, tranne me e l'acqua e quegli strani occhi bizzarri che si sgranano a ritmo con il cuore di qualche maledetto uomo che ama. Mi guardi e ho paura, paura fino a sprofondare, fino a toccare il fondo dei limiti del mondo, ai limiti del mare, nel luogo che mai sarà così lontano, negli abissi abitati dagli occhi bizzarri dei pesci straniti. Affondo sopra il fondo, fino al fondo, fino in fondo, in fondo non sono che arrivato al fondo. Non riesco a respirare acqua, troppo rarefatta a queste quote. Trovo una carrozza morta vicino a me, anche lei sul fondo. Ci salgo sopra, guardo i pesci bizzarri con degli occhi più straniti dei loro, senza la forza di aprirli né chiuderli. Ho toccato il fondo e ora scappo, forse sarò mangiato dai pesci bizzarri che mi conducono piano, per non far saltare i miei timpani, per non compromettere tutto quello che mi resta, oltre questi pochi anni.
Per quale maledetto motivo non l'avrei dovuto fare?
Verrò mangiato dagli strani pesci, quei pesci bizzarri che mi guardano con occhi straniti. Esco dal mare profondo, dalla macchina, quindi scendo le scale, chiudo la porta che porta nel sottoscala del mio condominio, chiudo l'ascensore che porta in soffitta, e prendo un aereo.
Per quale maledetto motivo non lo dovrei fare?



mercoledì 16 febbraio 2011

Buzzati e le passanti

“In qualche lontana città che non conosci e dove forse non ti accadrà di andare mai, c’è uno che ti aspetta… là dove si nascondono gli ultimi segreti della vita, giorno e notte resta aperta per te la porta del suo palazzo favoloso… Tu stenti qui la vita, vai vestito di grigio, perdi già i capelli, i conti alla metà del mese sono penosi. Sei uno dei tanti. Di anno in anno ambizioni e speranze si rattrappiscono. Quando incontri le belle donne, non hai più neanche il coraggio di fissarle. Ma laggiù, nella città di cui ignori il nome, un potente signore ti aspetta per toglierti ogni pena: per liberarti dalla fatica, dall’odio, dagli spaventi della notte… In qualche lontana terra, ma potrebbe darsi invece che sia molto più vicino. Forse il signore potente ti aspetta in una delle nostre città che tu conosci. Ma forse potrebbe essere più vicino ancora, a non più di cento chilometri, in una cittadina di provincia. Ci sono qui delle piazzette fuori mano dove i camion non passano: e ai lati sorgono certe anziane case piene di dignità con festoni di rampicanti…

Ma può essere anche molto più vicino, veramente a due passi, tra le mura della tua stessa casa. Sulla scala, al terzo piano, hai mai notato, a destra del pianerottolo, quella porta senza campanello né etichetta? Qui forse, per agevolarti al massimo, ti attende colui che vorrebbe renderti felice: ma non ti può avvertire. Perciò prova, la prossima volta che ci passi davanti, prova a spingere l’uscio senza nome. Vedrai come cede. Dolcemente ruoterà sui cardini, un impulso irragionevole ti indurrà ad entrare, resterai sbalordito… Ma tu non provi ad aprire, indifferente ci passi davanti, su e giù per le scale mattina e sera, estate ed inverno, quest’anno e l’anno prossimo, trascurando l’occasione… Tra le mura della tua stessa casa. Ma come escludere che sia ancora più vicino colui che ti vuole bene? Mentre tu leggi queste righe egli forse è di là dalla porta, bada, nella stanza accanto; se ne sta quieto ad aspettarti, non parla, non tossisce, non si muove, non fa nulla per richiamare l’attenzione. A te scoprirlo. Ma tu, uomo, non ti alzi nemmeno, non apri la porta, non accendi la luce, non guardi. Oppure, se vai, non lo vedi. Egli siede in un angolo, tenendo nella destra un piccolo scettro di cristallo, e ti sorride. Però tu non lo vedi. Deluso, spegni, sbatti la porta, torni di là, scuoti il capo infastidito da queste nostre assurde insinuazioni: fra poco avrai dimenticato tutto. E così sprechi la vita”.

"Uno ti aspetta" di Dino Buzzati


Questo è il racconto a cui sono più legato di Buzzati, il racconto delle occasioni mancate, delle facce incrociate e mai più riviste, delle passanti che non sei riuscito a trattenere, delle ragazze che avrebbero potuto diventare le donne della tua vita ma che non hai mai fermato per chiederle il loro nome, per timidezza o per la fretta che accompagna i giorni. E ogni volta Le Passanti di De Andrè come sottofondo:

"Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere."


E sempre ringrazierò chi mi ha fatto tanto amare quest'uomo di Belluno e ancor più chi l'ha tanto amato e che io non ho mai conosciuto, ma forse non è così.



mercoledì 9 febbraio 2011

Forever Young

Un Amico mi fa ascoltare una canzone: Forevere Young.
Fin qui nulla di eccezionale, il ritornello lo conosco, fa più o meno così:

Forever young, i want to be forever young.

Va bene nulla di nuovo sul fronte occidentale, non è la splendida canzone di Dylan ma è una canzoncina degli Alphaville cantata da un gruppo chiamato Youth Group e ad essere sincero il Gruppo Giovane che canta una canzone (peraltro non loro) intitolata Per Sempre Giovane mi lascia alquanto perplesso, ma la fiducia nel mio Amico mi porta a continuare.
La cerco su youtube e appare una marea di video con troppi cuoricini e sportivi di dubbio valore che compiono impresa incredibili agli occhi di coloro che hanno usato per la prima volta Movie Maker. Il tutto è molto male.

Poi trovo il video del Gruppo Giovane o Giovane Gruppo o Gruppo dei Giovani, che dir si voglia, e il cerchio inizia a chiudersi un poco.
Dei bambini con PROTOlongboard si buttano giù da colline californiane in scene che potrebbero essere prese direttamente da Lords of Dogtown.
Mi viene un leggero magone, guardo le mie tavole con le ruote. Mi osservano a loro volta appoggiate alla libreria, come cani che grattano la porta di casa. Guardo il tempo poco accogliente che mi osserva anche lui dalla finestra, ricordo.

Ricordo quando ho visto quel film per la prima volta, e cosa ha voluto dire per me, e non solo per me. Ricordo le sere in discesa sotto l'arco di trionfo, e quelle costeggiando il Mediterraneo fino ad arrivare alla terrazza sul mare che da sulla città che fu la mia casa. Penso alla settimana passata con il mio Amico, agli anni passati con lui. La canzone continua e con lei le immagini. La telecamera si porta su mio fratello. E' una domenica mattina quasi d'estate, lui dorme nella mia piccola stanza in cui per entrare bisogna togliere un letto, e aprire l'armadio per metterci i piedi dentro. Mi viene in mente che tra meno di un anno sarà a studiare forse in un'altra città e mi viene pure in mente che forse, e dico forse, saranno lui e il suo Amico a dividere un appartamento, fare la spesa e vattelapesca. Ricordo che ieri gli dissi quanto mi sarebbe piaciuto vivere in una città diversa dalla mia città con il mio Amico e ricordo (ricordo troppe cose) che in realtà volevo dire quanto mi sarebbe piaciuto essere io davanti a una scelta del genere, alle prime decisioni che cambiano profondamente la vita. Sia chiaro, non ho nulla da recriminarmi, anzi, e le scelte che ho fatto le rifarei tutte (o quasi), ma il fatto di non averle ancora tutte davanti, mi fa sentire, ecco tutto, non più giovanissimo ma solo giovane.

Penso al fatto che sono laureato, che tra meno di due anni potrei iniziare a lavorare, con un completo gessato, il Sole24Ore nella 24Ore, delle scarpe eleganti e una macchina che lavo ogni settimana.
Ascolto frasi della canzone e continuo a pensare, maledetto questo troppo pensare e maledetta questa canzone che continuo a fare ripartire.


Let us die young or let us live forever
We don't have the power but we never say never
Sitting in a sandpit, life is a short trip
The music's for the sad men

La musica vera è per le persone tristi, quelle felici non ascoltano musica, hanno altro da fare (un giorno una donna mi disse che ascolto solo canzoni tristi e forse non era molto distante dalla verità).
La musica allegra mi annoia dopo pochissimi ascolti, ecco tutto.
Se sono triste ascolto una canzona ancora più triste (di solito De Andrè), e se sono felice ascolto musica triste (di solito De Andrè).




Youth is like diamonds in the sun
And diamonds are forever

So many adventures couldn't happen today
So many songs we forgot to play
So many dreams are swinging out of the blue
We let them come true


Faccio ripartire un altra volta la canzone, e con lei riparte un discorso seduto con noi in un bar di Jesolo, dopo aver cercato di pescare dei Goa(un pesce bruttissimo e sicuramente non commestibile), ma dopo aver trovato solo del prosciutto cotto in un supermercato raggiunto con due...lasciamo stare.

E allora continuo ad ascoltarla, a guardare i bambini che spingono forte e si inclinano fino a toccare l'asfalto con la mano, mi guardo le ferite sul braccio e sorrido un poco.
Ci sono così tante cose da fare, posti da vedere, persone da conoscere, donne da amare.
In questo fluss of consciousness mi viene in mente una domenica mattina all'arco di trionfo (che poi chi o cosa hanno trionfato???). Un bimbo gira sulla tavola, sopra l'asfalto più liscio che mai vedrò, gli si avvicina un uomo, lo guardo meglio, non può che essere suo padre. Hanno gli stessi occhi, lo stesso sguardo. Il bambino ha i capelli più lunghi ma la tavola più corta di quella del padre. Ridono e poi se ne vanno. Sono giovani.

It's so hard to get old without a cause.

E allora è giunto il momento, abbiamo ancora le all star ai piedi, le tavole non le abbiamo ancora regalate al figlio appena nato di qualche nostro amico, con il timore che noi un figlio non lo avremo mai. I capelli sono ancora lunghi e siamo ancora giovani.

Si inizia ad invecchiare quando il numero dei ricordi è più di quello dei sogni” sentii dire molti anni fa da un pescatore ma, se non si hanno ricordo perché i sogni rimangono solo dei sogni e non si tramutano in ricordi... mi sono perso ma avete capito il concetto immagino...

http://www.youtube.com/watch?v=rQi8wEHMm5Y