Ask the Dust

Mi sveglio con i capelli arruffati e qualche ricordo

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venerdì 17 giugno 2011

Dio ci salvi dal maledetto buon senso

"Qualcuno (mi pare Majakovskij) ha detto “Dio ci salvi dal maledetto buon senso”: se tutti fossero normali e se fossero dotati esclusivamente di buon senso non esisterebbero gli artisti e probabilmente neppure i bambini."
Fabrizio De André

"Le uniche persone per me sono i matti: quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come candele romane gialle e favolose, che esplodono come ragni tra le stelle."
Jack Kerouac

"Viagiar descanta, ma chi parte mona torna mona." 
Anonimo in "Corto Sconto: itinerari fantastici e nascosti di Corto Maltese a Venezia" di Fuga e Vianello.

"I matti ed i fanciulli hanno un angelo dalla loro."
Anonimo
  
"Penso che un uomo senza utopia, senza sogno e senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci, sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio: una specie di cinghiale laureato in matematica pura."
Fabrizio De André


E mi viene da pensare che il buon senso non sia un valore, e mi viene da pensare che matti e fanciulli abbiano molto in comune, e mi viene anche da pensare che la pazzia e la follia non siano proprio la stessa cosa. 
Perchè cosa pensate che sia uno che parte con un'Ape Piaggio e arriva fino in Cina? 
Direte voi, o miei cari, "tutto dipende da dove parte", e io vi risponderò "hai ragione" (poi magari vi mando a cagare e vi dico che parte dall'Italia). 
Ma quella persona non credo sia pazza, credo sia folle. 
Credo non sia dotata di buon senso nel senso (scusate il gioco di parole) che non calcola e non da peso ai possibili pericoli che potrebbe correre. 
Continuo a chiedermi se quello è un pazzo o un folle. 
Poi trovo una risposta, o meglio trovo un'altra domanda: qualcuno di voi vende un'Ape Piaggio?

domenica 1 maggio 2011

DANCE DANCE DANCE

Ascolto Neil Young e quella splendida canzone che è Old Man (adoro il live del ’71 al Massey Hall).
Guardo il video e lui è giovane, tremendamente giovane, capelli lunghi, camicia a quadri, poca luce e molte ombre da cui spunta un microfono.
Il clip su youtube, sulla destra dello schermo vedo il video di Dance Dance Dance e poi quello di When you dance e mi viene in mente Maurakami e il suo libro del 1998.
Lo prendo dalla libreria, lo apro e cerco tra le pagine il riferimento a Neil Young, qualcosa del tipo: 
“Nella mia stanza in una piccola pensione di Atene non c’era il tavolo, così in quel periodo scrivevo ogni giorno in una taverna terribilmente rumorosa, con la cuffia del Walkman nelle orecchie, sentendo nel il nastro di Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band a dir poco duecento volte. Perciò in un certo senso questo romanza è stato scritto with  a little help con Lennon e McCartney”(Tokyo Blues, Norwegian Wood).
Ma non trovo nulla di tutto questo.
Il libro è del 1998, la canzone di Neil Young è di molto prima, ma ancora prima i Beach Boys cantavano Dance, dance, dance.
Continuo questa sorta di DanceDanceDdanceViaggio che faccio finire con Lykke Li.
La sua Dance Dance Dance si appoggia leggera e pudica su un giro di contrabbasso e riempie l’aria.
E allora il cammino del Dance Dance Dance finisce qui, consci del fatto che qualcosa ancora arriverà e molto ci siamo persi per strada, perché come dice qualcuno “se balli non puoi morire, e ti senti Dio”.

lunedì 11 aprile 2011

Quel gran genio di Vian

"Erano sulla strada buona, liscia, screziata di riflessi fotogenici, fiancheggiata ai due lati da alberi perfettamente cilindrici, con l'erba verde, il sole, i campi con le mucche, staccionata tarlata, siepi fiorite, tante mele sui meli e mucchietti di foglie morte, un po' di neve qua e là per variare il paesaggio, e poi palme, mimose e pini del Nord nel giardino dell'albergo, e un ragazzino arruffato coi capelli rossi che guidava due pecore e un cane ubriaco. Da una parte della strada c'era vento, e dall'altra no. Potevi scegliere quello che ti piaceva. Soltanto un albero su due faceva ombra, e solo dentro il fosso di un lato della strada vivevano le rane" 
Boris Vian, La schiuma dei giorni

Una ragazza conosciuta su un aereo qualche anno addietro, alcuni elenchi e molte scoperte. Scoperte come questa, scoperte di lingue sconosciute, parole e invenzioni, di un "portacuioio in foglio", uno strano piano che fa cocktail a seconda delle note che suoni, un mondo che diventa sempre più piccolo e una ninfea che ti ruba la vita.

mercoledì 16 febbraio 2011

Buzzati e le passanti

“In qualche lontana città che non conosci e dove forse non ti accadrà di andare mai, c’è uno che ti aspetta… là dove si nascondono gli ultimi segreti della vita, giorno e notte resta aperta per te la porta del suo palazzo favoloso… Tu stenti qui la vita, vai vestito di grigio, perdi già i capelli, i conti alla metà del mese sono penosi. Sei uno dei tanti. Di anno in anno ambizioni e speranze si rattrappiscono. Quando incontri le belle donne, non hai più neanche il coraggio di fissarle. Ma laggiù, nella città di cui ignori il nome, un potente signore ti aspetta per toglierti ogni pena: per liberarti dalla fatica, dall’odio, dagli spaventi della notte… In qualche lontana terra, ma potrebbe darsi invece che sia molto più vicino. Forse il signore potente ti aspetta in una delle nostre città che tu conosci. Ma forse potrebbe essere più vicino ancora, a non più di cento chilometri, in una cittadina di provincia. Ci sono qui delle piazzette fuori mano dove i camion non passano: e ai lati sorgono certe anziane case piene di dignità con festoni di rampicanti…

Ma può essere anche molto più vicino, veramente a due passi, tra le mura della tua stessa casa. Sulla scala, al terzo piano, hai mai notato, a destra del pianerottolo, quella porta senza campanello né etichetta? Qui forse, per agevolarti al massimo, ti attende colui che vorrebbe renderti felice: ma non ti può avvertire. Perciò prova, la prossima volta che ci passi davanti, prova a spingere l’uscio senza nome. Vedrai come cede. Dolcemente ruoterà sui cardini, un impulso irragionevole ti indurrà ad entrare, resterai sbalordito… Ma tu non provi ad aprire, indifferente ci passi davanti, su e giù per le scale mattina e sera, estate ed inverno, quest’anno e l’anno prossimo, trascurando l’occasione… Tra le mura della tua stessa casa. Ma come escludere che sia ancora più vicino colui che ti vuole bene? Mentre tu leggi queste righe egli forse è di là dalla porta, bada, nella stanza accanto; se ne sta quieto ad aspettarti, non parla, non tossisce, non si muove, non fa nulla per richiamare l’attenzione. A te scoprirlo. Ma tu, uomo, non ti alzi nemmeno, non apri la porta, non accendi la luce, non guardi. Oppure, se vai, non lo vedi. Egli siede in un angolo, tenendo nella destra un piccolo scettro di cristallo, e ti sorride. Però tu non lo vedi. Deluso, spegni, sbatti la porta, torni di là, scuoti il capo infastidito da queste nostre assurde insinuazioni: fra poco avrai dimenticato tutto. E così sprechi la vita”.

"Uno ti aspetta" di Dino Buzzati


Questo è il racconto a cui sono più legato di Buzzati, il racconto delle occasioni mancate, delle facce incrociate e mai più riviste, delle passanti che non sei riuscito a trattenere, delle ragazze che avrebbero potuto diventare le donne della tua vita ma che non hai mai fermato per chiederle il loro nome, per timidezza o per la fretta che accompagna i giorni. E ogni volta Le Passanti di De Andrè come sottofondo:

"Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere."


E sempre ringrazierò chi mi ha fatto tanto amare quest'uomo di Belluno e ancor più chi l'ha tanto amato e che io non ho mai conosciuto, ma forse non è così.



martedì 1 febbraio 2011

Full of life - John Fante

"Parcheggiai la macchina sulla strada, davanti alla casa.
Ne scendemmo e lui si fermò per studiare l'alto tetto a punta, l'ingresso ad arco.
- E’ una buona casa - , disse.
- Il pavimento è un po' in pendenza - .
- Bah. Non vuol dire nulla - .
- Abbiamo qualche termite - .
- Tutti hanno le termiti - .
- Ma nessuno ha un camino come il mio - .
Sorrise e si accese un sigaro.
- E’ ben fatto, figliolo. C'è un sacco di spazio per Babbo Natale quando scende dalla cappa - .
- Papà, sai quel pezzo di terra vicino a Joe Muto? Credi che dovrei comprarlo? - .
- Tu te ne stai qui e tiri su la tua famiglia - , disse. Entrammo in casa e lo sentii che cantava mentre faceva la valigia."

舞舞舞 - Haruki Murakami

跳舞啊。繼續跳舞啊。不可以想為什麼要跳什麼舞。不可以去想什麼意義。什麼意義是本來就沒有的

venerdì 30 luglio 2010

Lorenzo Licalzi - Cosa ti aspetti da me

"Io credo che la grandezza degli uomini si misuri con la grandezza dei loro sogni e con la loro capacità di realizzarli, ma ci sono sogni così grandi che fanno grande un uomo solo per essere riuscito a pensarli e per aver provato a realizzarli. Uno di quei sogni per cui vale la pena di vivere è vivere una vita che vale la pena di essere raccontata."

martedì 27 luglio 2010

Di noi tre - Andrea De Carlo

“Misia Mistrani l’ho conosciuta il 12 febbraio del 1978. Al mattino mi ero laureato in storia antica, con una tesi sulla Quarta Crociata che aveva provocato una quasi-rissa con la commissione per come mi era venuta polemica e coinvolta, dopo di che ero stato liquidato con 110 senza lode, anche se avevo lavorato un anno e scritto duecentocinquanta pagine abbastanza appassionate e documentate. Il presidente mi aveva detto nella sua voce monocroma <<>>. Non aveva torto, su questo: mi sembrava che non mi bastassero le scorte di indignazione e di rabbia e di paura e di parzialità per tornare indietro nel tempo, altro che distacco.
Anche il mio migliore amico Marco Traversi solo poche settimane prima aveva avuto una discussione furiosa per la sua tesi su Cristoforo Colombo e la distruzione delle Americhe, ma invece di retrocedere sotto l’onda di stizza della commissione aveva finito per mandare al diavolo tutti, rinunciare a laurearsi. Mi intristiva essere stato molto meno fermo di lui al momento buono, avere preferito portarmi a casa il diploma come un bravo ragazzo un po’ ingenuo e impulsivo, fare contente mia madre e mia nonna invece di difendere a oltranza quello che pensavo.”